giovedì 17 febbraio 2011

Ato Rifiuti, in ventitré gli indagati

Ci sono ventitré indagati a chiusura dell’inchiesta sulla gestione dell’Ato Rifiuti da parte del Procuratore della Repubblica Calogero Ferrotti. Oltre ai parlamentari nazionali e regionali della provincia di Enna, che per un certo periodo costituirono il consiglio di amministrazione della società “Enna Euno” sulla gestione dei bilanci dell’Ato rifiuti, ci sono otto tra sindaci ed ex sindaci. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di accuse che vanno dal falso in bilancio alle false comunicazioni sociali, alla truffa aggravata e all’evasione fiscale. Il Procuratore della Repubblica aveva affidato l’inchiesta al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ennese ed a conclusione delle indagini preliminari sono partite le notifiche  agli indagati, i quali hanno a disposizione 20 giorni  per depositare  memorie, chiedere l’interrogatorio o nuovi atti d’indagine.
Gli indagati sono Serafino Cocuzza, 49 anni di Leonforte; Giovanni Vitale, leonfortese 53 anni; Antonio Cammarata, ennese di 56 anni; Francesco Santangelo, regalbutese di 67 anni; Claudio Cravotta, ennese di 41 anni che costituirono il primo consiglio di amministrazione dell’Ato Rifiuti.
Piero Capizzi, 37 anni, attuale sindaco  di Calascibetta; Giuseppe Tambè, 60 anni di Barrafranca; il senatore Mirello Crisafulli, 60 anni di Enna; il deputato nazionale Ugo Grimaldi, 68 anni, l’ex deputato regionale Carmelo Tumino, 64 anni di Piazza Armerina; i deputati regionali Elio Galvagno, 56 anni e Salvatore Termine; Gaetano Rabbito, 69 anni di Enna; Franco Costanza, 52 anni, ex sindaco di Villarosa ed oggi consigliere provinciale; Totò Marchì, 52 anni, ex sindaco  di Barrafranca; Nunzio Scornavacche, ex sindaco di Regalbuto, 47 anni; Giuseppe Assennato, ex sindaco di Assoro, 66 anni; Giuseppe Castrogiovanni, ex sindaco di Nicosia, 57 anni; Salvatore Ragonese , ex sindaco di Cerami, 44 anni; Maurizio Prestifilippo, 52 anni, ex sindaco di Piazza Armerina; Antonello Catania, 57 anni, sindaco di Nicosia; Calogero Centonze di Piazza Armerina, 42 anni; e la società Enna Euno spa in liquidazione, iscritta anch’essa sul registro degli indagati, domiciliata nello studio dell’avvocato Carmelo Peluso.
Alcuni indagati hanno già nominato un difensore di fiducia nel corso delle indagini, perché oggetto di richieste di misure di sequestro di beni – per l’inchiesta – da parte della Procura, altri lo faranno non appena riceveranno la notifica. Le accuse per i cinque parlamentari è di truffa aggravata. Ragonese e Catania sono accusati di evasione fiscale, per non aver pagato in tempo ritenute per un ammontare di 203 mila euro, ma, nel corso delle indagini preliminari, entrambi hanno dimostrato che le ritenute sono state pagate. Per la maggior parte degli altri indagati le accuse sono falso in bilancio per aver attestato fittiziamente tra le previsioni d’entrata dei bilanci – 2006 e 2007 – somme derivanti dall’attività di accertamento per mancato pagamento della Tia, che la Procura ha definito con “inesistenti crediti”; o l’ipotesi di false comunicazioni sociali per simulare le pesanti perdite d’esercizio accumulate dalla società e evitarne la messa in liquidazione. Solo ai cinque politici nazionali o regionali (Crisafulli, Grimaldi, Galvagno, Tumino (ex) e Termine) è contestata poi una presunta truffa, nel corso della quale è intervenuto pure un provvedimento di sequestro dei beni i famosi  8 milioni 915 mila euro che sono stati quasi integralmente sequestrati all’Ato, poi dissequestrati e tuttora “sub judice” in attesa dell’udienza di rinvio dalla Cassazione; mentre  una parte, circa 654 mila euro, rappresentano  il sequestro effettuato agli indagati; gli stessi avevano dato false comunicazioni sociali per raggiungere la soglia minima di capitale richiesta per l’accesso al fondo di rotazione della Regione Siciliana ottenendo il finanziamento di 8 milioni 915 mila euro destinato a garantire la copertura delle spese per la gestione dei rifiuti nei casi di temporanee difficoltà finanziarie degli Ato. Soldi, comunque, che furono spesi per pagare gli operai e le ditte, mentre nessun compenso spettò ai deputati.

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