All’udienza del filone principale scaturito dall’indagine
Iblis, si è parlato del ruolo di Angelo Lombardo, fratello del
presidente della Regione, nei lavori alla base americana, e
dell’interesse della mafia nella realizzazione del parco tematico di
Regalbuto. «Per sbloccare la pratica, rimasta ferma al Genio Civile di
Catania, incontrai tre volte l’onorevole Lombardo su indicazione del
geologo Barbagallo», racconta il consigliere della Safab, l’azienda di
costruzioni che secondo i giudici ha avuto rapporti con la mafia.
Nel processo ordinario nato dall’indagine Iblis oggi è stato il giorno del residence destinato ai soldati americani di stanza a Sigonella e del parco tematico di Regalbuto.
Due opere, mai realizzate, ma su cui in fase di progettazione avrebbero
messo gli occhi le famiglie mafiose catanesi. Nell’aula bunker di
Bicocca, l’accusa, sostenuta dai pubblici ministeri Antonino Fanara e Agata Santonocito, si è avvalsa della deposizione di due testi: l’avvocato Mario Cavallaro, ex legale dell’Atlantica Invest Ag, società svizzera titolare del progetto del parco tematico in provincia di Enna, e Paolo Ciarrocca, dal 1991 al 2009 consigliere d’amministrazione della Safab,
l’impresa edile oggi messa in liquidazione che avrebbe dovuto
realizzare l’allargamento del complesso residenziale a Sigonella. Due
storie distinte, ma entrambe, secondo i pm, emblematiche dell’intreccio
di interessi tra criminalità, imprenditoria e politica.
Il racconto di Ciarrocca, che nel 2009 ha patteggiato un’accusa di corruzione davanti al Tribunale di Caltanissetta, ripercorre l’attività della Safab in Sicilia nell’ultimo decennio e si sofferma sul ruolo dell’onorevole Angelo Lombardo,
fratello del governatore Raffaele, nel tentativo di sbloccare i lavori
proprio per il residence di Sigonella. Quello che ne viene fuori è un
quadro disarmante delle infiltrazioni della criminalità organizzata in
quasi tutti gli appalti pubblici siciliani in cui ha lavorato la grande
impresa romana. Dai lavori per la diga Disueri a Gela e quelli per la diga di Lentini, nel Siracusano, passando per il progetto del termovalorizzatore a Bellolampo, in provincia di Palermo, fino a Sigonella.
La Safab avrebbe versato alle famiglie mafiose una percentuale che di solito rappresentava l’1 per cento dell’intero appalto.
Una «messa a posto» inizialmente consigliata, ma a poco a poco sempre
più automatica. Una procedura che Ciarrocca definisce «pacifica». «A
fare da mediatore in questi casi – spiega Ciarrocca – è sempre stato Sandro Missuto,
che ho conosciuto per la prima volta nel 2001. Si presentò come
sub-appaltatore mentre lavoravamo alla diga di Gela». Missuto è stato
arrestato nel 2009 nell’inchiesta Cerberus, accusato di essere il prestanome del boss di Gela Daniele Emmanuello.
«A Catania – continua Ciarrocca – non abbiamo mai avuto problemi,
perché Missuto si spendeva preventivamente per risolverli». Sarebbe
proprio Missuto a mettere in contatto la Safab con Angelo Santapaola, cugino di Benedetto Santapaola, per il cui omicidio, avvenuto nel settembre del 2007, è imputato Vincenzo Aiello,
ritenuto il rappresentante provinciale della cosca. Alla riunione,
avvenuta in una concessionaria di auto a Catania pochi mesi prima della
morte di Santapaola, si parlò dell’appalto per il termovalorizzatore di
Bellolampo. «Missuto – racconta Ciarrocca – mi spiegò che per mettere a
posto le cose a Palermo bisognava comunque passare per Catania.
Santapaola mi chiese 20mila euro subito, ma i lavori alla fine non
partirono».
Interpreti diversi invece per l’appalto sull’allargamento del residence destinato ai militari americani di Sigonella. Qui la Safab sarebbe dovuta entrare nel project financing attraverso due sue controllate, la Volcano Housing e la Volcano Inn. «Ci furono mille difficoltà – risponde Ciarrocca al pm Fanara – perché la zona venne dichiarata a rischio idrogeologico, la
pratica si arenò a causa del rimbalzo di responsabilità tra il Genio
Civile di Catania e l’assessorato regionale al Territorio e all’ambiente. Nessuno dei due voleva esprimere un parere in merito». Per sbloccare la situazione interviene il geologo Giovanni Barbagallo,
arrestato con l’accusa di associazione mafiosa, anello di congiunzione
secondo la Procura tra i fratelli Lombardo e gli imprenditori in odor di
mafia. «Barbagallo – racconta Ciarrocca – mi era stato indicato da
Salvatore Cavaleri, che lavorava all’assessorato regionale al
Territorio, come un ottimo geologo che poteva aiutarci a risolvere un
problema che avevamo avuto alla diga di Lentini». Secondo l’ex
consigliere della Sifab, Barbagallo consigliò di parlare con Angelo Lombardo della pratica Sigonella.
«Incontrai Angelo Lombardo tre volte – spiega Ciarrocca – la prima
nell’ex sede del Mpa in viale Africa a Catania, la seconda volta a Roma,
infine ad una convention di partito. In quest’ultima occasione c’era
anche l’ingegnere capo del Genio Civile di Catania, anche lui militante
del Mpa, il quale mi ribadì che non c’era niente da fare e che bisognava
rivolgersi a Palermo».
L’altro capitolo dell’udienza odierna riguarda la realizzazione del parco divertimenti di Regalbuto. L’avvocato Mario Cavallaro ha ripercorso le tappe della storia: dall’interessamento nel luglio del 2001 della società svizzera Atlantica Invest Ag,
passando per la fase di progettazione, ricerca dei terreni e dei
finanziamenti, fino alle difficoltà sulle quali si arenò definitivamente
il progetto. Un parco faraonico, che avrebbe dovuto occupare 256 ettari, con alberghi per 2mila 600 posti letto e che secondo le previsioni iniziale avrebbe potuto ospitare 3milioni di visitatori all’anno. La società svizzera, tramite anche una nuova srl con sede in Italia, la Parco Tematico 2005,
fondata per ottenere i finanziamenti europei (previsti da Bruxelles 97
milioni di euro, mai materialmente stanziati), spese circa 1milione di
euro. Cifra usata tra spese di consulenze e caparre per i terreni
individuati. Fu in questa fase progettuale che centinaia di imprese si
presentarono a Cavallaro, legale all’epoca dell’Atlantica Invest, per
offrire le loro prestazioni. Tra queste anche il gruppo
dell’imprenditore di Regalbuto, Sandro Monaco, e quello del costruttore ennese Mariano Incarbone, entrambi imputati per concorso esterno in associazione mafiosa.
«Registrammo l’interesse di tutti gli imprenditori – spiega Cavallaro –
ma non siglammo nessuna intesa. Come principio poi volevamo evitare di
dare appalti ad aziende piccole locali, per questo consigliammo a questi
signori di unirsi in consorzio». Nonostante una cerimonia di
inaugurazione nel gennaio del 2007, alla presenza dell’ex governatore
regionale Totò Cuffaro, oggi in carcere a Rebibbia
condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra, e dell’ex ministro Vannino
Chiti, il parco non venne mai realizzato.










