
“Diventera’ un riferimento indiscutibile quando, dopo la sua recente disfatta, la sinistra italiana intraprendera’ il processo del suo rinnovamento, della sua rinascita”. Cosi’ l’intellettuale francese Gilles Martinet ricordava - nei primi anni del 2000 - Riccardo Lombardi ‘uomo di cultura prestato alla politica’, di cui “non si poteva avere che stima e ammirazione, per la sua onesta’ e intelligenza politica”. Ed e’ stato buon profeta, Martinet!
Il 6 giugno alla ‘Libreria a Paris, un lieu pour lire, un lieu pour reflechir’, si presenta, per iniziativa di Beatrice Biagini dell’Associazione Democratici di Parigi, il libro ‘Lombardi e il fenicottero’ (edizioni L’Asino d’oro) per leggere e riflettere sull’opera e l’azione politica dell’Ingegnere ‘acomunista’, tesa a progettare e costruire in Italia e in Europa, l’alternativa socialista (e di sinistra) mediante ‘le riforme di struttura’ elaborate sul metodo paradossale del ‘riformismo rivoluzionario’. Il libro, uscito a gennaio 2010, e’ stato gia’ oggetto di interesse da parte del Pd che, nel settembre scorso, lo ha inserito alla Festa Democratica Nazionale di Torino. “Lombardi non era, in Italia, il solo riformista - evidenziava Martinet - ma era, senza dubbio, il riformista piu’ logico e coerente…e il (suo) pensiero appare profondamente moderno”. Un ‘riformista doc’, altro ‘uomo di cultura prestato alla politica’ che collaboro’ intensamente con Lombardi fu Antonio Giolitti, senza dimenticare Bruno Trentin, Fernando Santi, Vittorio Foa, Giuseppe Di Vittorio. L’evento parigino del 6 giugno segue a ruota un convegno su Giolitti da dove il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha denunciato “un grave impoverimento culturale dei partiti e della loro funzione formativa” e lanciato, riprendendo il ‘pensiero’ di Giolitti, un severo e serio monito: "o la sinistra immagina così l'alternativa, ossia credibile, affidabile, praticabile, oppure resterà all'opposizione". La via ‘riformista’ al governo, condensata nei tre aggettivi ‘credibile, affidabile, praticabile’, e’ ‘la condicio sine qua non’, come postulato (vedi la programmazione economica) da Lombardi e Giolitti, dell’alternativa socialista: le riforme di struttura, legate tra loro, inducono elementi di socialismo nel sistema capitalistico che non e’ da abbattere (con la rivoluzione armata) ma da riformare radicalmente.
‘Lombardi e il Fenicottero’ è un po’ il racconto fantascientifico di come sarebbe stata la storia d’Italia se dopo la fine della seconda guerra mondiale avesse prevalso la linea continuista voluta da Togliatti e De Gasperi e non quella di rottura dell’ordine giuridico conquistata da Lombardi e dagli azionisti; se ci fosse stata l’amnistia per i fascisti - perorata da Togliatti - e non il radicale cambio di classe dirigente che ci fu, sempre grazie alla linea azionista e lombardiana; se si fossero inclusi i patti Lateranensi voluti da Mussolini e Pio XI nella Costituzione, magari con il voto conciliante del Pci, invece che esclusi nella vincente ottica laica di Lombardi; se nel 1948 avesse prevalso a sinistra la linea frontista contro quella autonomista di un Psi antifascista ma anche a-comunista come volle Lombardi; se nel 1956 di fronte all’invasione sovietica dell’Ungheria Nenni, ma anche Pertini, fossero stati titubanti nella condanna magari per sudditanza nei confronti del mito dell’Urss invece che appoggiare senza remore la visione chiara e netta di Lombardi che guidò allora la sinistra italiana ad emanciparsi prima di ogni altra sinistra europea dallo stalinismo; se all’epoca del primo centro-sinistra il Pci si fosse astenuto nel voto sulla nazionalizzazione dell’energia invece di appoggiare risolutamente la riforma vista da Lombardi come momento più vitale di quella stagione di governo; se alla fine degli anni sessanta lo Statuto dei lavoratori non fosse nato sotto gli auspici della visione lungimirante di Lombardi che parlava già allora di flessibilità e formazione permanente come strumenti di emancipazione e non oppressione dei lavoratori; se il Pci avesse avuto timore e riluttanza a dare la parola al popolo tramite il voto referendario nelle questioni del divorzio e poi dell’aborto invece di rifiutare, come fece, le sirene del “compromesso storico” con la Dc per mettersi a capo del fronte riformatore insieme ai radicali e alla sinistra lombardiana; se nel Psi degli anni ‘80 avesse vinto la linea della governabilità e dell’occupazione e della spartizione del potere e non quella del “riformismo rivoluzionario” di Lombardi che proprio in quegli anni proiettò l’Italia all’avanguardia in Europa in una modernizzazione di cui ancora oggi raccogliamo i frutti…
Purtroppo, come si sa, la storia d’Italia è stata per l’appunto proprio l’altra. Come si sa? Forse qui sta l’utilità anzi la necessità del libro. Perché i 60 anni di quell’altra storia hanno prodotto così tante “foto ritoccate” che si è persa l’immagine originale, il ricordo di come le cose sono andate veramente - mirabile al riguardo l’aneddoto riportato dalle memorie di Ena Viatto, il Fenicottero del titolo, sulle mazzette del Pcus finite per mano del figlio Aldino nel camino di casa Togliatti e “raccontato” poi in chiave agiografica da Giorgio Bocca, primo tra gli storici “ufficiali” della Resistenza. Il grande merito di questo volume e’ mostrarci gli effetti attuali di una storia che vide l’eretico Lombardi messo in minoranza nel suo partito, detestato come “spina nel fianco” dai vertici del Pci, inviso alla destra clericale, “tradito” dai discepoli, ma vincente se si giudicano le sue idee e la sua vicenda politica alla luce della storia. C’è da augurarsi che prima o poi il nostro Paese non abbia più bisogno di questi ri-conoscimenti e che politici come Lombardi e Giolitti possano invece essere conosciuti nel qui ed ora, invece di ricevere l’omaggio postumo e amaro di chi nel frattempo continua magari a procedere nella direzione opposta a quella indicata dalla vicenda profetica del socialista di Regalbuto. Ovvero che l’Italia sperimenti finalmente quella “riforma rivoluzionaria”, geniale ossimoro lombardiano a indicare il movimento costante di una politica di progresso all’insegna della non violenza, e un giorno possa essere governata da altri che non siano pentiti e/o revisionisti e ben compresa da Gilles Martinet in ‘La Conquista dei Poteri’.
C’è dunque nel libro materia per una analisi psicologica collettiva della società italiana, e non è un caso che l’autore ci racconti nel dettaglio la genesi del libro in un dialogo a distanza con lo psichiatra Massimo Fagioli e la sua rilettura di Lombardi stesso.