E’ stato condannato in primo grado a 12 anni di carcere nel processo Iblis (col rito ordinario) e oggi, per Giuseppe Sandro Maria Monaco, accusato di avere intrattenuto rapporti con la mafia, è scattata la confisca 26 immobili, 9 imprese e 6 disponibilità finanziarie per circa 22 milioni di euro.
Fra i primi a parlare dell’imprenditore catanese è stato il pentito Angelo Siino, considerato il ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra, che ha rivelato come Monaco “negli anni ’90 partecipò al “tavolino” per la spartizione degli appalti pubblici in Sicilia.
C’è traccia dei rapporti dell’imprenditore con elementi di spicco della cosca calatina in alcune intercettazioni e anche nelle deposizioni del collaboratore di giustizia, Salvatore Chiavetta, che decifrò ai magistrati il significato di una sorta di codice riportato su un foglio: sebbene “dovesse consegnare all’organizzazione Santapaola la somma di 10 milioni di lire, aveva all’epoca pagato solo 5 milioni di lire” perché “amico di Aldo La Rocca di Caltagirone”, cugino del boss del calatino.
Il provvedimento di oggi si basa sulle indagini, dei ROS e coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia, e dagli esiti dell’indagine Iblis sulle famiglie di Catania, Ramacca e Caltagirone.
In particolare, secondo gli investigatori, Monaco avrebbe continuato a mantenere stretti rapporti con Cosa Nostra e, in particolare con esponenti della mafia catanese e di Enna a cui avrebbe versato anche somme di denaro.
Per i magistrati l’uomo “partecipava ad affari insieme a Cosa Nostra etnea e, in particolare, era uno di quegli imprenditori che doveva partecipare, insieme a Vincenzo Aiello, ai lavori del Parco Tematico di Regalbuto” perché “l’organizzazione mafiosa lo considerava imprenditore di “fiducia” ed “a disposizione” dell’associazione”.