venerdì 27 maggio 2011

Cronaca di una mattina qualsiasi al poliambulatorio. E’ ‘forse’ malasanità!

Mercoledì 25 maggio ore 08.30, come ogni giorno apre le porte il poliambulatorio di Regalbuto. A sinistra entrando dalla porta principale la striminzita sala d’attesa per le prenotazioni accoglie decine di persone che vogliono prenotare una visita specialistica, a destra un corridoio non più largo di un metro, con soli due posti a sedere, funge da “sala d’attesa“. La gente si accalca a ridosso delle stanze in attesa del loro turno, si chiacchiera, ognuno racconta la propria storia, si scambiano opinioni, ma si soffre perché l’aria inizia a mancare, si fa fatica a passare, intanto i medici, in tali condizioni sono costretti a visitare Stanze umide rese accoglienti solamente dalla determinazione del personale e dei medici i quali però nel silenzio svolgono con passione il loro lavoro. Ore 09.30 nell’angusto corridoio aumentano le persone in attesa; è il turno del cardiologo, ortopedico e dell’urologo. In piedi giovani e soprattutto anziani. Qualcuno dice: “E’ meglio non lamentarsi perché c’è il rischio che il poliambulatorio lo trasferiscono ad Agira”. Chi ascolta annuisce e dunque con pazienza si continua ad “subire” pur di evitare che anche questo servizio medico venga trasferito altrove. Nell’attesa mi chiedevo, come faremo nei mesi estivi ad attendere il nostro turno in un corridoio così claustrofobico. Entro. E’ il mio turno. “Scriva, scriva mi dice il medico, guardi in che stato siamo costretti a vivere, osservi l’umidità nella stanza e poi guardi fuori lo stato di abbandono delle aiuole“. Alle 10,30 la gente continua ad arrivare. E’ oramai abituata al disagio. Del poliambulatorio di Regalbuto si parla dall’aprile del 2009. Si sono svolti incontri, Consigli comunali, si sono scritti articoli, si sono raccolte firme, si sono chieste le dimissioni del primo cittadino, si è promesso che a distanza di pochi mesi si sarebbe messo mano al recupero del piano superiore dell’edificio ex casa di ricovero per anziani, mai utilizzato per gli scopi per cui si era finanziata l’opera ed ora ridotto a edificio fatiscente che dall’alto della collinetta in cui è stato costruito oggi è testimone dello spreco di danaro pubblico. Si è promesso e basta. Come si fa a non scrivere. Come si fa – mi chiedo – a non denunciare nel 2011 questa situazione che è anche malasanità?
Sul poliambulatorio di Regalbuto è ancora una volta calato il silenzio, dopo le solite passerelle e le solite promesse. A distanza di due anni dal trasferimento tutto è come prima. Si lamentano tutti. La gente soprattutto, i malati, gli anziani, si lamentano gli impiegati, i medici. Eppure è meglio star zitti. E’ meglio non lamentarsi troppo perché altrimenti il poliambulatorio di Regalbuto potrebbe essere trasferito altrove. Meglio difendere ciò che oggi c’è piuttosto che difendere strenuamente i propri diritti di ammalati.
E’ amaro!
Ma come si fà a dare torto a questi cittadini? Dunque non lamentiamoci e se proprio vorremmo farlo, facciamolo in silenzio affinchè chi deve sentire non senta.
Mi sorge il dubbio che forse anche noi cronisti sbagliamo a scrivere perchè potremmo contribuire ad aggravare i diritti, già così precari e compromessi, di quei cittadini che hanno bisogno di ricevere assistenza però in maniera dignitosa. Quella dignità che invochiamo anche per i medici e per il personale del poliambulatorio di Regalbuto.
Allora meglio star zitti ?

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